Juventus-Porto 1-0: decide Dybala su rigore
Pereira para sulla linea di porta: rosso, rigore trasformato dalla Joya e bianconeri ai quarti di finale
Fra le otto migliori d’Europa. Il mancato rinvio di Evra a Monaco dell’anno scorso è cancellato, ora va riscritta la storia di due stagioni fa, almeno fino a Cardiff. La Juve si prende i quarti battendo il Porto 1-0 (3-0 complessivo nella doppia sfida). "Non servono i fuochi artificiali", aveva detto Allegri alla vigilia, e i suoi lo prendono in parola, organizzando un serioso convegno a tema "Come non rischiare niente" movimentato solo da qualche petardo di Dybala. Paulo si prende la scena, nel processo di crescita che dovrebbe portarlo a diventare un "crack", Higuain rinvia l’appuntamento col gol negli scontri diretti. Forse aspetta di farlo davvero "pesante". Il Porto battagliero resta nei progetti della vigilia, la seconda espulsione precoce in due gare ne spegne i fuochi, parsi peraltro piuttosto fatui anche prima.
Niente, il Porto non ce la fa a chiudere un tempo in undici: dopo Alex Telles stavolta è Maxi Pereira (al 41’) a farsi cacciare per una parata sulla linea sul tiro a botta sicura di Higuain, dopo una parata (questa sì legale) di Casillas su Alex Sandro che lascia lì la palla a pochi passi. Espulsione e rigore trasformato incrociando da Dybala, che dagli undici metri conferma di essere specialista (forget Doha). Il rigore premia una Juve che non aveva rischiato nulla, ma che aveva creato pochino (un paio di colpi di testa di Mandzukic, un paio di percussioni di Dybala).
Esulta in tribuna John Elkann, la cui presenza allo Stadium non è frequentissima, e che ne approfitta per dialogare prima del match col cugino Andrea Agnelli. Esulta la Curva, dove i Vikings ritagliano il solito “rettangolo” vuoto per protesta contro il divieto di esporre i loro simboli. Stavolta ci aggiungono anche 10’ di sciopero del tifo, anche perché pure con la società i rapporti sono tesi.
Il gol di Dybala resterà l’unico, nonostante la superiorità numerica, nonostante un quasi autogol di Danilo e un bel diagonale di Higuain. La Joya è la figura del match, non solo per la glacialità del suo sinistro dal dischetto che spiazza Casillas (oggi primatista assoluto di presenze in Champions). Nel primo tempo un doppio dribbling nello stretto in area illumina lo Stadium, e un recupero fino alla sua area su Danilo, in stile Mandzukic, lo esalta. In generale in una serata non proprio frizzante per i bianconeri, lui sembra garantire sempre le bollicine.
Non c’è Pjanic, non è l’edizione 5 stelle. E’ una Juve di governo, quella di stasera, che conferma di concedere pochissimo agli avversari (solo una fuga di Tiquinho, con diagonale largo su Buffon in uscita dopo buco di Benatia). Solidità totale nonostante i due terzini (Alves e Alex) siano in teoria di spinta, squadra spesso compatta dietro la linea della palla, anche a costo di concedere il possesso al Porto. Il rientrante Marchisio è ordinato ma non dirompente, Cuadrado è in serata no e dopo 45’ lascia spazio a un Pjaca re dei doppi passi, ma poco pratico della porta avversaria. Il Porto è anestetizzato, André Silva è uscito ancora (nella doppia sfida non giustifica la quotazione di mercato), i portoghesi si fanno notare più per la voglia dei loro tifosi, nello spicchio, che per altro. La Juve naviga, placida, verso un altro Porto europeo. La crociera sarà lunga?
E adesso le pagelle dei singoli giocatori della Juventus date da eurosport.it:
Gianluigi Buffon s.v.: Un solo tiro in porta, raccolto agevolmente. Spettatore non pagante.
Dani Alves 6: Prestazione ambivalente: meglio in
fase di spinta e conduzione (151 palloni giocati), concede molto dietro
aprendo dei dubbi in casa Juventus. La squadra può permettersi di
schierarlo terzino con questo assetto?
Mehdi Benatia 5,5: Prestazione non immune
da sporcature. Un suo svarione in avvio di ripresa in particolare
rischia di costare caro. Graziato da Tiquinho. Costretto in seguito a
dare forfait per un guaio fisico (60’ Andrea Barzagli 6: Qualche sollecitazione solo nel finale, il resto è pura formalità).
Leonardo Bonucci 6,5: Comanda con piglio autoritario la linea difensiva e imposta con cognizione di causa l’azione. Ineccepibile.
Alex Sandro 6,5: Insolitamente timido in
avvio di match, sfodera l’imperioso stacco che non ti aspetti e avvia
l’azione che porta alla concessione del penalty. Prezioso.
Sami Khedira 6: Ordinaria amministrazione, ottiene il massimo risultato col minimo sforzo.
Claudio Marchisio 6: Fatica a incunearsi nel vivo del match, poi viaggia col pilota automatico. In crescita.
Juan Cuadrado 6: Rimedia un giallo avventato in
avvio che ne mina le certezze, ma si riprende presto mettendo in seria
apprensione Layun. Allegri comunque decide di non rischiare nulla
levandolo all’intervallo (46’ Marko Pjaca 6: Ha l’argento
vivo addosso, ma la mira è ancora difettosa: peccato per quel sinistro
di controbalzo spedito a lato, sarebbe stato un gol sontuoso).
Paulo Dybala 7: Si conferma glaciale dal
dischetto firmando il gol che silenzia le velleità del Porto. Parte
titubante, ma sale in cattedra col passare dei minuti e si rende utile
anche in fase di ripiegamento. È uno dei leader dello squadrone
bianconero, non solo tecnico ma anche carismatico. Rompe il digiuno di
reti allo Stadium in Champions e autografa il gol numero 14 in stagione.
(78’ Tomas Rincon s.v.).
Mario Mandzukic: 7: Un leone liberato dalla
gabbia. Al solito uno dei migliori in campo, apprezzabile in ambedue le
fasi. È abituato a esibirsi in questi palcoscenici e in sfide di questo
tipo il #17 non può mancare. Mai.
Gonzalo Higuain 6,5: In una partita dove non fa
cose straordinarie risulta comunque determinante; si avventa come un
falco sulla respinta corta di Casillas e costringe Pereira al fallo da
rigore+espulsione. Cerca con insistenza – ma senza fortuna – la rete
nella ripresa.

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